OLIVIERI GIORGIO

Verona, 1937.

Giorgio Olivieri, tra i primi ad aderire al realizzarsi della prassi pittorica all’interno di una grammatica e di una sintassi minimali che hanno caratterizzato una larga parte degli anni settanta, si distingue per una sua ricerca espressiva approfondita in lunghi anni, una ricerca che presuppone certi sviluppi spaziali, ma attraverso il rapporto tra colore e superficie, segno pittorico. Le proposte e le soluzioni di Lucio Fontana per andare oltre il quadro sono da lui assimilate, ma non per la creazione di “ambienti”: il quadro resta, anche se in un primo tempo diventa quadro-oggetto, e resta il valore sottile del colore, che non perde le risonanze venete, pur risolvendosi in nitido timbro.

Inizia la sua attività espositiva alla fine degli anni Cinquanta, riuscendo nel giro di alcuni anni a farsi interprete di quel clima di azzeramento aniconico che segue l’onda calda dell’azione informale e che privilegia la pittura come procedimento analitico, indagine intorno alla sua sintassi, alle sue specificità. Nei primi anni ‘70 realizza una serie di quadri-oggetto, geometrici, strutture nitide hard-edge, dove la superficie monocroma à plat è interrotta da strisce dipinte, spaghi o dai profili dei diversi telai sagomati e giustapposti.  Superata la metà del decennio, bande multicolori prendono ad animare i fondi monocromi e purissimi dei dipinti, ponendosi ai loro margini, sui risvolti fissati al telaio di legno; esse sottolineano il vuoto che si apre al centro dell’opera e rimandano - proprio in virtù della loro natura periferica - oltre la superficie.

Bastoncini di colore fanno il loro ingresso nelle superfici acriliche dei primi anni ‘80, sempre a connotare i bordi del campo, aste geometriche che intorno all’ 84-'85 si dispongono dentro o intorno a stesure cromatiche liquide, immagini trascoloranti in distese di azzurri, verdi, rossi e viola.

Il colore – un’onda fluida, trasparente e leggera - si libera rompendo gli argini del rigore, eludendo ogni configurazione rigidamente formale, coinvolgendo anzi le bande colorate nell’ eccitata epifania della pittura.

Tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 Olivieri dedica alcune opere agli elementi primari della natura (terra, acqua, aria, fuoco), immagini vaporose, allusive, gravide di luce, memori delle nebbie di Turner e dell’ultimo Monet. I dipinti di questa stagione esibiscono matasse di colore sontuose, filamentose, arroventate e dinamiche, solo in parte sorvegliate dai contorni lineari e geometrici che le delimitano.

Tra il 1996 e il 1997 Olivieri si dedica ad una singolare sperimentazione sugli oggetti dimessi del quotidiano (estintori, telefoni, biciclette) con intenzioni lontanissime dalla provocazione dadaista, attivando semmai un procedimento di riduzione “catartica” della tridimensionalità aggressiva delle cose alle ragioni della superficie. In questi stessi anni crea una serie di opere pittoriche caratterizzate da spessori materici (impasti acrilici, sabbie, spaghi su tela e cartone); immagini frammentate, stratificate, cromie autunnali e terrose evocano memorie e suggestioni lontane.

I dipinti più recenti – monocromi raffinatissimi dove il colore è insieme compatto e lieve, capace di restituire velature e trasparenze – recuperano il motivo degli spaghi, qui vere e proprie corde impreziosite da nappe che si dispongono lungo il perimetro della tela o che attraversano la superficie dell’opera.

SENZA TITOLO

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Codice OLIVIERI GIORGIO 1981
Tecnica Olio su tela
Dimensioni Dimensioni 60x60cm
Anno Anno 1981
Numerazione  
Note

Autentica dell'Artista su fotografia.

Opera pubblicata su catalogo.

 
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