S.T.

ALVIANI GETULIO

S.T.
Codice ALVIANI LT001
Tecnica Litografia
Dimensioni Dimensioni foglio 60x95 cm
Anno Anno 1968
Numerazione Esemplare numerato P.d.A. e firmato dall'artista
Note

Certificato di autenticità.


Breve Biografia (Fonte Wikipedia)

Sin da bambino rivela interesse per l'ordine grafico e il disegno geometrico. I suoi primi disegni furono i "fili della luce", dipinti da bambino e ispirati dallo stupore che i cavi esercitavano su di lui, a causa dell'energia in essi contenuta.

Nonostante l'iscrizione al liceo artistico di Venezia, preferisce trascorrere pomeriggi ad ammirare capolavori nei musei. Sin da giovane età frequenta i laboratori di artisti, architetti e scultori locali, aiutando ad inchiostrare progetti e disegni.

Per caso rimase affascinato da alcune lamine di alluminio anodizzato trovate in un laboratorio per cui lavorava: dopo averle molate e rifinite nacquero le "superfici a testura vibratile", che presentò alla rassegna "Nove Tendencije" di Zagabria, insieme ad altri artisti che, seguendo altri percorsi, stavano sviluppando le possibilità di un'arte dinamica e attiva nei confronti dello spettatore. Alviani entrò così in contatto con artisti quali Gerhard Richter, Alberto Biasi, Julio Le Parc, Francois Morellet ed Enrico Castellani, partecipando attivamente ai lavori del cosiddetto GRAV ("Groupe de Recherce d'Art Visuelle") a Parigi.

Frequentando l'ambiente artistico milanese strinse legami di amicizia con Piero Manzoni e Lucio Fontana che acquistò alcune sue opere[senza fonte]. Collaborò anche con Max Bill e Josef Albers.

Nel 1964 partecipò per la prima volta alla biennale di Venezia dividendo una sala con Enrico Castellani.

Negli anni successivi inviò ai "documenta" di Kassel una grande superficie vibratile e nel 1965 partecipò alla mostra "The responsive eye" al MoMa di New York, dedicata all'arte ottica, cinetica e programmata, con un'opera acquistata del MoMa stesso e scelta come manifesto della successiva mostra "The New Acquisitions".

Negli anni settanta viaggiò continuamente, soprattutto in Sudamerica e diresse su richiesta di Jesús-Rafael Soto il museo di Ciudad Bolivar.

Nel 1977 partecipa alla Cooperarte, insieme agli artisti Carla Accardi, Carmelo Cappello, Gianni Colombo, Antonio D'Agostino, Emilio Isgrò, Carlo Nangeroni, Mario Nigro, Luca Patella, Achille Perilli, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e Nanda Vigo. La Coopertarte era una cooperativa di artisti "che cercava di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico". La prima mostra di questa esperienza si tenne al Centro Allende La Spezia il 26 febbraio 1977.

Partecipò alle biennali di Venezia nel 1984, 1986 e 1993 ed espose ancora alla Triennale di Milano, alla Kunsthaus di Graz, al Palazzo delle Papesse a Siena, all'Academie de France a Roma, alla Biennale di Buenos Aires e alla mostra itinerante "Luce movimento e programmazione" che si svolse nei principali musei tedeschi.

Una completa mostra antologica gli venne dedicata dalla GAMeC (Galleria di arte moderna e contemporanea) di Bergamo nel 2005 e nello stesso anno partecipò inoltre alla Quadriennale di Roma. Si è inoltre cimentato nella critica d'arte pubblicando con Giancarlo Pauletto due monografie su Michel Seuphor e su Richard Anuszkiewicz.

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