Giorgio Celiberti

 


Opere di Giorgio Celiberti

(Udine 1929)                                                                                                                    
Superfluo ricordare ai collezionisti l'importanza di Giorgio Celiberti. La sua attività di pittore comincia da giovanissimo, durante gli studi al Liceo Artistico di Venezia, al quale per• preferisce la frequentazione dello studio di Vedova. La sua prima mostra personale si tiene a Venezia nel 1949.

Grande amico di Tancredi con il quale condivideva la ricerca pittorica di impronta informale in opposizione all'accademismo. Negli anni '50 si trasferisce a Parigi, dove rimane per due anni; vince poi una borsa di studio a Bruxelles che gli permette di approfondire le sue ricerche sull'avanguardia. Dopo questo periodo di studio 'arte per Londra per poi spostarsi in America settentrionale e centrale. Durante questo periodo di viaggi continua comunque ininterrottamente la sua attività espositiva nelle gall'rie italiane. Al rientro in patria vive a Roma per circa dieci anni periodo dopo il quale torna a Udine. Negli ultimi trenta anni si è dedicato all' serie dei Muri per arrivare poi a quella degli Affreschi, opere in cui il tentativo dell'artista è quello di placare l'angoscia per la guerra, per l'ingiustizia sull'uomo, per i pericoli della tecnologia. Da qui derivano i lembi di muri visti nelle celle dei campi di concentramento, in quelle tracce, unica memoria di esistenze annullate. Dal 1989 al 1991 ha realizzato un grande affresco presso la Sala Congressi dell'Hotel Kawakyu Shirahama, in Giappone. ".

Sulle orme dello zio Modotto, anch’egli pittore, nei primi anni Cinquanta si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con i maggiori rappresentanti della cultura francese.

Viaggia moltissimo: nel 1956 è a Bruxelles, nel ‘57-’58 è a Londra, soggiorna negli Stati Uniti, in Messico, a Cuba, in Venezuela e da queste esplorazioni ne deriverà quel repertorio di segni che poi rielaborerà negli anni successivi. Ritorna in Italia, a Roma per stabilirsi poi a Udine verso la metà degli anni sessanta.

Nel 1965 l’artista riceve un forte impatto emotivo dalla visita al campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga, dove migliaia di bambini ebrei prima di essere trucidati avevano lasciato, testimonianze toccanti della loro tragedia. Da quella esperienza realizza il ciclo che lo rende noto al grande pubblico: quello dei “Lager” costituito da tele preziose per impasti e cromie, nelle quali inserisce i segni innocenti lasciati sui muri.

Celiberti affermerà: “quello fu il momento più drammatico della mia storia di pittore, prima dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto; poi mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri”.

Ecco che le opere di Celiberti divengono testimonianza di uno spirito di speranza e, nello stesso tempo, degli orrori perpetrati contro i più deboli, ci obbligano a riflettere sulle violenze dei nostri giorni.

Scrive di lui Vittorio Sgarbi:

“Celiberti è in realtà un figurativo dell’anima, e cioè riesce a rappresentare in modo realistico i sentimenti della sua profonda interiorità, qualcosa che quindi si segna sul suo cuore, mentre si segna sul muro; pittore di memoria e pittore di emozioni. Nei suoi muri graffiati c’è anche un altro elemento molto importante, cioè il recupero dell’espressività primitiva.”

Seguono nel 1975, i “Muri antropomorfici” scaturiti dalla riflessione sui reperti della necropoli di Porto, vicino a Fiumicino, della Roma paleocristiana, di Aquileia romana e di Cividale longobarda.. Parallelamente Celiberti si dedica alla scultura realizzando, fra gli altri, “Cavalli e cavalieri”, “Figure femminili”, “Totem”, Stele”.

Molte le sue realizzazioni pubbliche fra cui “Il mosaico dell’amicizia”, nell’atrio dell’Università di Lubiana, e un affresco di 840mq di superficie sulla volta dell’hotel Kavakju di Shirahama, in Giappone. La sua curiosità creativa lo ha portato a dedicare la sua attività artistica anche alla grafica originale, con una produzione molto qualificata di incisioni in bianco e nero e di serigrafie astratte, anche a colori, molto spesse e materiche.

Ha esposto in tutto il mondo: Strasburgo, Bruxelles, Salisburgo, Milano, Ferrara, Londra, Torino, Düsseldorf, Roma, Madrid, Parigi, Genova, Venezia, Bologna, Trieste, Livorno e Chicago. Nel gennaio 1996 la prima grande antologica a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (Treviso), con esposizione di sessanta opere dal 1946 al 1995. E poi nel 1997 è la volta di Villa Manin a Passariano, nel 1998 espone una personale alla Galleria Angel Orentsanz di New York, al Museo di St. Paul de Vence e al Museo di Zagabria.

Nei due anni successivi si svolgono sue mostre a Umago, Lubiana e Monaco di Baviera. Nel 2003 Celiberti vince il Premio Sulmona e nel 2004 la sua città natale, Udine, gli dedica una ricca retrospettiva ospitata al Teatro “Giovanni da Udine”. Vive e lavora a Udine. “

 
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